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Corriere del veneto Riccardo III – 21/02/2013

Articolo originale

Riccardo III, teatro e video

La denuncia al fascino perverso del potere nel testo scespiriano tradotto da Trevisan, diretto e interpretato da Alessandro Gassmann. Applausi dei giovani in sala

 

 

 

 

Vira con decisione verso il cinematografico R III • Riccardo Terzo di Alessandro Gassmann. Partendo da una traduzione chiara e immediatamente percepibile, quella affidata a Vitaliano Trevisan, a cui ha chiesto anche un compattamento del testo scespiriano con una sceneggiatura di tipo filmico, Gassmann, regista e interprete, ha seguito la via che gli è più congeniale, già sperimentata positivamente con “La parola ai giurati” e “Roman e il suo cucciolo”: l’interazione tra teatro e video. C’è nello spettacolo un uso sapiente delle immagini virtuali create da Marco Schiavoni che, proiettate su tre velatini, producono effetti visivi di forte suggestione fino a raggiungere l’acme nel finale con l’apparizione dei fantasmi negli incubi di Riccardo. Nella maestosa scena, cupamente gotica, ideata da Gianluca Amodio, si moltiplicano gli ambienti, si creano spazi claustrofobici o viceversa prospettive paesaggistiche che portano l’azione all’esterno della reggia, dilatando le dimensioni dell’orizzonte visivo.

Antico e moderno si mescolano sia negli elementi architettonici dove ai rosoni gotici si sovrappongono strutture di cemento armato, sia negli oggetti di scena (pistole, valigie, sigarette, una sedia a rotelle, una radio), sia nei costumi di Mariano Tufano che affianca abiti d’epoca a vestiti moderni. Riccardo indossa una sorta di cappotto militare e ampi mantelli che rendono imponente la sua figura, di altezza abnorme, a sovrastare tutti gli altri personaggi, soggiogati dalla sua perfida intelligenza e schiacciati dalla sua spietatezza nella corsa al potere. L’azione procede serrata, con scansione cinematografica delle singole scene sostenute dalle musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi nella cui partitura, come in quella linguistica, l’osmosi tra arcaico e contemporaneo è costante. Lo spettacolo è una denuncia incisiva del fascino perverso del potere, della corruzione che insinua negli animi di quanti gli si accostano, della quiescenza colpevole dei cosiddetti benpensanti, pronti in realtà ad avallare azioni nefande in cambio di effimeri onori e miseri guadagni.

Gassmann ha ancora qualche incertezza nel dare voce alla complessità di registri di Riccardo. Trapassare dall’ira alla blandizie, dalla sfrontatezza all’ipocrisia, dal sarcasmo all’ironia con squarci di umorismo è impresa ardua che richiede un congruo rodaggio scenico e che arriverà alla sua pienezza tra qualche replica. Ottima la compagine di attori al fianco del protagonista, alcuni dei quali impegnati in una duplice parte: Mauro Marino, l’unico che interpreta tre personaggi, eccelle nei panni ‘en travesti’ dell’anziana regina Margherita; Manrico Gammarota è il fedele e sanguinario Tyrrel; Sergio Meogrossi, lo spregiudicato Duca di Buckingham; Sabrina Knaflitz, convincente nella tormentata parte di Lady Anna, Marta Richeldi, l’infelice regina Elisabetta, e Paila Pavese, la Duchessa di York affranta dal suo dolore di madre, danno vita a un grumo di dolore tutto femminile. Completano l’affiatato cast Giacomo Rosselli, Emanuele Maria Basso, Marco Cavicchioli. Applausi convinti del pubblico, soprattutto dei giovani, catturati dalla comprensibilità del linguaggio e affascinati dalla modernità della messa in scena.

Caterina Barone
21 febbraio 2013© RIPRODUZIONE RISERVATA