Immanuel Kant

Di Thomas Bernhard

Regia Alessandro Gassmann
Produzione Teatro stabile del veneto – teatro stabile delle marche
Napoli Teatro Festival 2010

non solo cinema

Immanuel Kant: titolo altisonante per l’ultima fatica di Alessandro Gassman. Un’opera complessa e di spessore dal retrogusto grottesco; autentica sfida che il nuovo direttore dello Stabile del Veneto, ha raccolto portando per la prima volta lo spettacolo in Italia.
Gassman, che aveva esordito alla regia nel 2006, con un’altra piecè dello stesso Thomas Bernard (La forza dell’abitudine), ci dimostra che “vincere facile” non fa per lui e si confronta, con un testo corale, filosofico e profondo.
“Kant porta in America la ragione e l’America ridà a Kant la vista” lo spettacolo si riassume da sé.
Il vecchio filosofo tedesco, catapultato negli trenta, si imbarca sulla Pretoria, una brutta copia del Titanic, alla volta degli Stati Uniti, per ricevere la laurea honoris causa presso la Columbia University e per farsi curare il fastidioso glaucoma che minaccia di renderlo cieco. Con lui la moglie apprensiva e civetta, che ha avuto l’idea di trascinarlo nel nuovo mondo; il fedele servo Ernst Ludwig e Federico, misterioso animale tropicale, a cui è morbosamente legato.
Caratterizzato da una cattiveria e un disprezzo, che non si affanna a nascondere, per il mondo che lo circonda; il grande pensatore alterna momenti di pura genialità, ad altri in cui è la demenza senile a prendere la parola. Attorno a lui un repertorio avariato di tipologie umane che portano in scena la contemporaneità: il denaro, la chiesa, l’arte e la politica. Un siparietto frivolo e rumoroso, che non comprende o rifugge l’intelligenza e l’essenza della vita e del mondo che il filosofo cerca di decodificare.

Quella che all’apparenza si dimostra una commedia, è in realtà una farsa; il ritratto tragicomico di un mondo, che citando lo stesso Bernard “ha l’alito sempre più cattivo”. Lo spettacolo apre finestre estremamente attuali. Soprattutto grazie al toccante monologo finale (che esula dal testo e riprende la breve e feroce arringa pronunciata in occasione del rifiuto di un premio) comprendiamo la profonda critica alla società attuale, dell’autore austriaco.
Incomunicabilità e superficialità, sono le piaghe dell’uomo moderno che questa traversata visionaria mette in luce.

Una drammaturgia alta e difficile, tradotta dalla grande carica creativa e il coraggio di sperimentare del giovane regista, che dimostra così al pubblico di non voler “vivere di rendita”.
Originale la scelta di far recitare ruoli femminili a uomini, creando una compagnia completamente declinata al maschile capace di emanare sul palcoscenico, grande armonia e affiatamento.
Il lavoro sui personaggi è eccezionale. A partire dalla voce cavernosa e dalla prestanza autoritaria, di un Kant burbero e scontroso, dell’esperto Manrico Gammarota.
Comiche e divertenti le caricature del gentil sesso. Nei panni della garbata Signora Kant, moglie sottomessa e puntigliosa, un eccezionale Paolo Fosso. La Milionaria tutto pepe, pettegola e vanitosa, è invece uno spassoso Mauro Marino padrone della scena come una vera prima attrice.
Innovative le videoscenografie curate da Gianluca Amodio che cercano un evidente dialogo con il cinema. Anche le musiche appositamente composte concorrono all’idea di una commistione tra diversi generi artistici.
Nel complesso un’ottima e soprattutto innovativa proposta, nonostante il ritmo un po’ lento e pacato e l’atmosfera forse troppo statica della prima parte.
10 Novembre 2010
Micol Lorenzato

Fonte originale 

Teatro.it

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Il mare in cui si trova il transatlantico che porta Kant, e la ragione, all’America e sul cui ponte si svolge tutto lo spettacolo.
Il mare dell’eccessivo in cui naufraga il pubblico che assiste al tentativo di riportare in scena la semplice complessità del teatro di Bernhard.

L’allestimento di Gassman è un grande allestimento (da “stabile”): bellissime e ingombranti scenografie, curatissimi e impegnativi costumi, profusione sovrabbondante di mezzi tecnici e apparati tecnologici. Un carrozzone, bello da veder passare su cui però non viene voglia di salire e del resto non c’è posto per noi.

Il pubblico assiste ad uno spettacolo, tra il film comico anni 20 e il teatro di varietà, in cui tutto è eccessivo e gli attori sono macchiette alla “cretinetti” impegnati in continue, e ripetitive, gag di antica comicità: manca solo la classica torta in faccia è poi il repertorio è completo. Il troppo stanca e distrae, soprattutto fa perdere il senso e le invenzioni del testo di Bernhard dove il grottesco, gli effetti di comicità che attenuano la tragedia del vivere, sono nel linguaggio non nella forma.

Ma lo spettacolo è perfetto nella sua costruzione scenica, forse qualche effetto tecnologico è di troppo; ci sono musiche divertenti e cantate in scena; è recitato bene e i bravi attori strappano consensi e sorrisi… solo che, alla fine della rappresentazione, vien da dar ragione alla “milionaria pazza” di Bernhard quando afferma che “Il teatro è anacronistico, meglio un pediluvio che andare a teatro”.

Non è così: le ultime parole declamate da Kant in proscenio, parole che non sono nel testo della commedia ma son tratte dal discorso fatto da Bernhard alla consegna del Premio Nazionale Austriaco, danno un qualche senso al tutto e restituiscono la profondità e il valore culturale e artistico del lavoro di questo autore.

“Non c’è nulla da lodare, nulla da condannare, nulla da denunciare, ma è molto ridicolo: tutto è ridicolo se si pensa alla morte. […] Noi siamo apatici; siamo la vita intesa come ignobile disinteresse nei confronti della vita, siamo, nel processo naturale, la megalomania intesa come futuro. […]
Non occorre che ci vergogniamo, però noi siamo davvero niente e non meritiamo altro che il caos.”
27 Ottobre 2010

Danilo Spadoni

Fonte originale

TEATRO STABILE DEL VENETO
TEATRO STABILE DELLE MARCHE
IN COPRODUZIONE CON
NAPOLI TEATRO FESTIVAL 2010
Autore: Thomas Bernhard
Traduzione: Umberto Gandini
Scene: Gianluca Amodio
Costumi: Gianluca Falaschi
Musiche originali: Pivio & Aldo De Scalzi
Light designer: Marco Palmieri
suono: Massimiliano Tettoni
Regia: Alessandro Gassman

con
Manrico Gammarota, Mauro Marino, Paolo Fosso, Emanuele Maria Basso
Giacomo Rosselli, Nanni Candelari, Massimo Lello, Giulio Federico Janni
Marco Barone Lumaga, Davide Dolores, Matteo Fresch, Massimiliano Mastroeni

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